Un altro blog di NetworkPD

Facciamo la festa al porco.

Abbiamo solo 3 settimane di tempo per organizzare la festa al porco. Basta una firma e bisogna assolutamente apporla nei Comuni o nei banchetti che il comitato promotore per il Referendum elettorale sta organizzando e organizzerà nei prossimi giorni.
Obiettivo l’abolizione di quella porcheria che porta il nome di Legge Elettorale.
Che fu inventata per non consentire la vittoria del centro sinistra nel 2006 o, comunque, non consentirgli di governare con una forza adeguata fu chiaro dall’inizio… ora bisogna sbarazzarci di quella schifezza.
È del tutto evidente perché dopo tanti anni non ci sia sbarazzati di tale abominio… e non solo per responsabilità el centro destra, ma è soprattutto il centro destra spaventato da un ritorno al confronto di candidati sul territorio. Candidati assolutamente poco credibili dovrebbero tornare a spiegare le loro incoerenze e incapacità di fronte alla gente. Anche per il centro sinistra non è certo tutto in discesa, ma la capacità in questi anni di essersi in qualche modo continuato a confrontarsi con i cittadini, con le iniziative di consultazione Primaria, ad esempio, lo fanno partire da una posizione meno scomoda.
E allora tutti a firmare.

Firmo, voto, scelgo.

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La democrazia e la Piazza (Affari)

Pericle oggi “ruba una bussola” a Ilvo Diamanti… che dice pressappoco quanto Pericle ha detto pochi giorni fa.

“No Taxation without Representation”, recita un detto diffuso nelle democrazie liberali. (Dal tempo della Rivoluzione americana, nel XVIII secolo, contro il colonialismo inglese.) Se così fosse, se così è, come dubitare del sostegno popolare alle pesanti manovre imposte dai governi ai cittadini delle democrazie colpite dalla lunga e reiterata crisi dei mercati globali? Come dubitare che i cittadini ne possano, potranno capire i motivi? I cittadini globali: si sentono naturalmente rappresentati  -  e anzitutto informati. Sanno bene che il PIL è il termometro che misura la salute delle nostre economie. La “nostra” salute. Il PIL. Guai se non cresce abbastanza. Se stagna o peggio: declina. E i listini delle Borse (iniziale maiuscola), come possono ignorarli, i cittadini? Tutti, naturalmente, edotti sul significato del Nasdaq, sull’importanza del Ftse Mib, del Ftse All Share, per non parlare del Ftse Star. Quando ci si incrocia per strada, la prima domanda è: come va Dow Jones? E poi è scontato: la “gente comune” è sempre lì, davanti al computer e alle reti satellitari, a seguire l’andamento dei listini. Dovunque nel mondo. Perché le Borse non chiudono mai. C’è sempre una borsa che opera, nel mondo, mentre un’altra chiude. Taiwan, Seul, Sidney, Tokio, Kuala Lumpur Bangkok. Wall Street. Le piazze europee. Una Borsa tira  -  e trascina  -  l’altra.

La “gente comune”, a cui si chiede di coprire il debito e il deficit nazionale - e di mantenere la speculazione globale – pagando le tasse, è sempre lì. Per essere sempre informata, per andare sul sicuro, si danno i turni, in famiglia. Davanti alle reti satellitari e ai pc. La “gente comune” si sente rappresentata: dalla classe politica, ma, più ancora, dagli agenti di borsa, dagli operatori di mercato. Dagli speculatori.

I cittadini, naturalmente, “sanno”: che il problema è originato dalla solvibilità degli Stati. O meglio, dalla in-solvibilità del debito accumulato da “alcuni” Stati. Tutti conoscono il significato di “insolvibilità”. Figurarsi. Provate a chiederlo al nonno, alla zia, al vostro anziano  -  ma anche giovane -  genitore. Al vicino di casa che lavora in fabbrica. Al compagno di ufficio e di scuola.  Vi risponderanno con prontezza e competenza. Sul debito della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo. Su quello della Spagna. A maggior ragione, su quello dell’Italia. D’altronde, tutti, ma proprio tutti, ormai, conoscono Trichet. Quello che, per conto della BCE, annuncia l’acquisto di BTP e BOT. Con effetti espansivi per le mitiche Borse. La BCE. Lo sanno tutti cosa sia e quanto conti per la nostra vita. Trichet: uno di casa. Come Draghi, d’altronde. Tanto più Strauss-Kahn. Proprio lui, Direttore del FMI, fino a poche settimane fa. Personaggio del Jet set, ne hanno parlato tutti i rotocalchi, tutti i TG, perfino il TG 1. Dominique Strauss-Kahn, confidenzialmente DSK, come lo chiamano normalmente mia suocera, mio padre e i miei vicini di casa. Proprio lui. Quello che, tra una crisi finanziaria e l’altra, inseguiva le cameriere degli hotel, perché, come dice un importante Uomo di Stato italiano, bisognerà pure far fronte agli stress continui, in questo mondo eternamente in crisi…  DSK. Uno di famiglia. Come altri stranieri di cui, invece, abbiamo imparato a diffidare un po’. Morgan Stanley, ma soprattutto Standard & Poor’s. Per gli amici: S&P. Fratelli coltelli. Che si divertono a terrorizzare le nostre Borse, minacciando di togliere la tripla A. Peggiorando il Rating ora di questo, ora di quello. Ogni mattina, in effetti, noi ci alziamo, ci guardiamo allo specchio e, prima di lavarci il viso, ci stropicciamo gli occhi e ci chiediamo: come sarà il mio Rating, oggi? E il mio Spread? Perderò la tripla A? Di che umore saranno i fratelli S&P?  E quel vecchio marpione di Morgan Stanley?

Per cui, bando ai dubbi e alle preoccupazioni sullo stato del nostro Stato e della nostra Democrazia. Ciò che avviene sui mercati globali è comprensibile e compreso da tutti i cittadini. I quali si sentono pienamente rappresentati da chi li governa. Altrimenti non pagherebbero i costi di questa crisi globale. Che in alcuni Paesi risultano particolarmente pesanti. Per fare un esempio a caso: nel nostro. Sempre il peggiore, secondo il PIL e gli indici di Borsa. Anche se fino a ieri si era detto  -  lo aveva garantito il nostro governo  -  che non abbiamo nulla da temere. Perché la nostra economia, la nostra credibilità sui mercati, lo stato dell’Italia, il PIL, il MIB, la BCE, il FMI: tutto ok. Per cui bisogna aver fiducia, essere ottimisti. Certo: c’è il problema dello Spread tra il Bund tedesco e il Btp decennale italiano, che non smette di crescere. Ma ci metteremo una pezza. Ce l’abbiamo sempre fatta. Ce la faremo anche stavolta, di fronte a questa crisi. Im-prevedibile (per il saggio Tremonti).
Intanto cerchiamo di affrontare la sfida della Tobin Tax, che, appena annunciata da Sarkò e la Merkel, ha generato tanta inquietudine fra gli operatori di Borsa e spinto gli indici al ribasso.

Insomma, tutto è chiaro e trasparente in questa economia globale. Possiamo stare tranquilli. Le democrazie non corrono rischi. E possono continuare ancora a lungo a colpi di taxation, senza problemi di representation. Come si sa, la credibilità del ceto politico e delle classi dirigenti, oggi, è saldissima. Le proteste “indignate”, le esplosioni violente dei giovani, il crescente peso dei populismi: un raffreddore  per l’organismo sano della nostra Democrazia. Dove i cittadini, come nell’Atene di Pericle, si incontrano e discutono del presente, ma soprattutto del futuro, pardon: dei futures. Insieme, riuniti nell’Agorà. Cioè, nella Piazza.
Affari.

Ilvo Diamanti su “La Repubblica”

 

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La terza guerra mondiale

Qualche giorno fa un amico ha scritto a me ed a un gruppo di altri amici esponendomi tutta la sua frustrazione per la situazione politica odierna e sul “che fare”… Basta quello che facciamo, o dovremmo fare di più e se sì, che cosa? Era questa la domanda a cui non riusciva a trovare risposta che comunque immaginava dovesse avere obiettivo il cambio di classe dirigente del suo Paese.

Io ho risposto così.

«…le domande che poni arrovellano tutte le persone di buon senso ed anche io non ho ancora trovato una risposta precisa.

Quello che ho capito… starò in una fase dark… è che è molto peggio la situazione per limitarla ad una questione di classe dirigente.

Esisterebbe una classe dirigente (buona o cattiva) se potesse realmente determinare delle scelte (buone o cattive). Oggi è in discussione il concetto stesso di democrazia e, quindi di classe dirigente. Se i popoli, non solo quello italiano, non si rendono conto di questo, le misure che determineranno cambiando questa o quella classe dirigente (apparentemente dirigente) saranno, al massimo, solo palliativi inutili.

In realtà stiamo nel mezzo della 3^ guerra mondiale e non pare che i più se ne siano accorti. Una potenza oscura, anonima, ha dichiarato guerra ai popoli e agli Stati e la sta vincendo senza nemmeno che i popoli e gli Stati se ne stiano rendendo conto. Noi parliamo di democrazia, ma i nostri Parlamenti, le nostre Istituzioni non contano assolutamente nulla ancorché, come sappiamo tutti, piene di imbecilli. Fossero anche piene di statisti e questi non avessero compreso quello che realmente sta succedendo sarebbe tutto inutile… e io temo che anche i migliori di coloro che potremmo immaginare come nuova classe dirigente questo non l’abbiano compiutamente capito.

Avendo favorito un modello nel quale non è più il lavoro, l’idea innovativa, la scienza a determinare il futuro, ma la finanza e le sue speculazioni, le società hanno costruito dei mostri che ora hanno una forza economica dieci volte quella che gli stessi Stati e popoli possono determinare con il loro lavoro. Il cosiddetto PIL mondiale vale 60.000 miliardi di dollari e la forza della speculazione finanziaria di un manipolo di qualche decina di caimani è di 550.000 miliardi di dollari… quasi dieci volte tanto. Non c’è manovra finanziaria che uno Stato possa mettere in campo per contrastare alcunché se le forze in campo sono queste e il modello non cambia.

La sfida per una nuova classe dirigente, quindi, non deve partire tanto e solo con la verifica delle sue qualità morali, quanto dalla consapevolezza del problema. Mi sembra che anche dalla parte dei migliori si pensa invece a curare la malattia con il virus che l’ha determinata. Il paradigma di un mercato assolutamente slegato dalle regole come meccanismo automatico di funzionamento di una società è la causa del disatro. Tornare prepotentemente agli insegnamenti keynesiani è la soluzione. I caimani vanno massacrati, non solo probabilmente in senso figurato, i servizi segreti degli Stati devono pur servire a qualcosa… e i servizi segreti in una guerra servono a difendere gli Stati e i popoli.

Le misure che in questo tiepido agosto stanno prepotentemente per essere adottate hanno il segno della malattia… aggraveranno ancor di più la condizione di una democrazia di paglia, sempre più finta, illusoria… dove i cittadini non contano assolutamente nulla. È singolare… e i fautori del motto: ciò che non è espressamente vietato è libero, dovrebbero spiegarlo… che l’origine più evidente del disastro viene proprio dal Paese più “libero”, dove lo Stato è meno presente, dove la libertà di licenziare non è in discussione, dove contratti di lavoro nazionali non esistono, dove sicuramente è tutto libero ciò che espressamente non è vietato… gli Stati Uniti. Pensare di utilizzare le ricette americane per sollevare le nostri sorti è evidentemente folle come cercare di guarire la malattia con il suo virus… anche perché qui le dosi non sono omeopatiche.

Tutto sta andando nella direzione di non far contare nulla i cittadini… si è cominciato con una Legge che nomina i Parlamentari senza alcun contributo degli elettori e si sta continuando ora con il disegno della forma organizzativa dello Stato alla Lawrence d’Arabia fatta con il righello, la matita e la calcolatrice, come se in democrazia la dimensione avesse un senso e non contasse in democrazia solo l’aver qualcosa da dire e il motivo per farlo.

…tranquilli, non ho preso un’insolazione… se ne valutaste la necessità potrei anche prendere in considerazione di emulare Gaetano Bresci.»

 

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Ma perché farsi prendere per… il naso?

Gli organi di stampa, le forze politiche e i cittadini sono ultimamente (e giustamente) infervorati per i “costi della politica”. Ma stanno pensando tutti alla stessa cosa?

Non saprei definire la posizione della stampa, ma certo quella della “politica” e dei cittadini non è la stessa. Quello di cui sono convinto è che la prima, o molto di essa, stia alacremente lavorando per infinocchiare i secondi cavalcando i loro malumori.

Per capire cosa intendo andrebbe fatto un passo indietro (formula abusata in questo periodo, ma che qui ha tutt’altro significato). Che cosa sono i “costi della politica”? In una società civile dovrebbero essere i costi della democrazia, ma allora perché tanto malumore nei cittadini? Non apprezzano forse la democrazia? Molti si anche se nessuno lo ammetterebbe mai, il motivo però è che questi costi nulla hanno a che vedere con la democrazia, anzi sono il suo contrario.

L’odore di infinocchiatura (da tempi remoti si usa sovrastare e accompagnare le pietanze e i vini di scarsa qualità con semi di finocchio che per le sue proprietà pungenti di sapore e odore nasconde le magagne del cibo andato a male… da lì il termine infinocchiare) sta tutta nel vedere come si svii l’attenzione sui costi antidemocratici della politica su temi che non centrano un tubo o sono ad essi assolutamente marginali.

Lo specchietto per le allodole sono diventate le “piccole” province e i “piccoli” comuni… come se i guai dell’Italia fossero i 600 euri del Sindaco di Gurro e non l’abnorme sistema di finanziamento ai Partiti, l’abnorme proliferazione di enti incontrollati dai cittadini attraverso il loro voto, lo scandaloso sistema di privilegi di quella che Stella e Rizzo hanno mirabilmente definito “la casta”.

Obiettivo sono le “poltrone” del Sindaco di Gurro e di fantomatiche altre 80.000 “sanguisughe” delle casse dello Stato come il Sindaco di Gurro. In vero molti Sindaci come quello di Gurro a volte rinunciano pure a quei denari e di quegli 80.000 (se davvero sono così tanti e ne ho seri dubbi) il 90% presta la propria opera in consigli comunali e provinciali con al massimo rimborsi spese risibili di 17 euro la seduta… in totale una spesa che solo decidere di tenere il referendum sul nucleare nella stessa giornata delle elezioni amministrative avrebbe potuto essere coperta per le prossime due legislature… 10 anni.

Dove sta l’imbroglio, dunque? L’imbroglio è il solito… attraverso i metodi dell’illusionista far vedere ciò che fa comodo e lasciare intendere di voler curare la malattia, ma utilizzando il virus che l’ha creata.

La malattia nasce perché si è progressivamente depauperata la possibilità dei cittadini di contare con l’espressione del proprio voto promuovendo progetti ed indicando persone e si vuole proseguire nell’opera continuando a togliere ai cittadini questa possibilità. In questo modo la politica “nomina”, non risponde in modo diretto del proprio operato, crea organismi ed enti fuori da ogni controllo democratico dei cittadini… ecco perché non salutare con entusiasmo l’annuncio di chiusura di un piccolo consiglio comunale di montagna.

Come fare per non farsi prendere… per il culo?… sì, Pericle nei titoli fa sforzo di “bon ton”, ma nei ragionamenti vuole essere più schietto. C’è una sola soluzione pretendere dalla politica di intervenire nel merito non fare la furba.

Il modello dei "federalisti" nostrani: Richelieu

Abolendo province e comuni nessun ufficio sarebbe evidentemente smantellato… cambierebbe la targa all’esterno non più “Provincia di…” ma “Regione…”, si creerebbero altri enti di “secondo grado” (cioè non eletti direttamente dei cittadini… massima goduria per i Richelieu di paese) magari riesumando assieme ai “Comprensori” anche la buona “Franca Olmi” che forte della rappresentatività dello zero virgola dei cittadini ne faceva il Presidente.

Se si volesse incidere sui costi di un’ipotetica struttura elefantiaca bisognerebbe prima dimostrare che lo sia, e, al di là delle leggende metropolitane, bisognerebbe prima spiegare che i dipendenti pubblici italiani sono in proporzione meno dei colleghi francesi o tedeschi, ma addirittura meno di quelli statunitensi che non operano certo in una nazione statalista. Quindi bisognerebbe chiarire che l’inefficienza degli apparati non è nei suoi numeri, ma nella qualità e nelle direttive e negli obiettivi che sono una competenza tutta politica, fatta di regole chiare e di indicazione su chi fa che cosa.

Pericle ha una proposta semplice per abbattere i costi della politica.

A Pericle vanno bene anche 600 Deputati e 300 Senatori, ma ad un paio di condizioni: possano partecipare alle elezioni solo Partiti che dimostrino di avere un’organizzazione interna democratica ed un radicamento in almeno il 51% del territorio nazionale (unica eccezione la rappresentanza delle minoranze linguistiche) e quindi possano accedere ai conseguenti rimborsi elettorali solo avendo assolto a questo principio basilare. Deputati e senatori percepiscano indennità e rimborsi spese analoghi alla media dei loro colleghi tedeschi, inglesi, francesi e spagnoli.

Si tolga immediatamente a Regioni, Province e Comuni il valore corrispondente di trasferimenti inerente le spese a bilancio per indennità e consulenze, si abbattano gli scaglioni di tassazione dei valori corrispondenti a questo immediato risparmio e si autorizzino gli enti interessati ad una imposizione locale per le cifre che Presidenti e Sindaci eletti dovranno già aver indicato nel loro programma elettorale e che i cittadini avranno potuto considerare nell’espressione del loro voto.

Misure “semplici”… inutile perdersi adesso con il numero dei Parlamentari (farne una questione di principio sarebbe solo un modo per non venire a capo di nulla in tempi brevi)… ma occorrerebbero due cose: una politica che non vuole fare la furba e cittadini che non vogliono farsi infinocchiare… per la prima l’ipotesi è impossibile, per i secondi è augurabile… speriamo di poter almeno contare sui secondi.

 

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Aspettiamo, aspettiamo… così potremo dire: non c’è il tempo.

L’hanno capito anche i sassi che abbiamo un Parlamento ed un Governo inadeguati… ad essere più schietti andrebbe usato ben altro aggettivo, ma per non girarci intorno basterebbe dire ad un consesso pulito ed onesto che ci si ostina a dire che li ha votati e non è vero, che per gran parte più che rappresentarci costituiscono una consorteria di malaffare, spregiudicati avventurieri borderline, come vere sono le decine di procedimenti giudiziari che colpiscono oltre 80 tra Deputati e Senatori.

Una Legge elettorale che nessuno vuole a parole… PD compreso… ma che ci si guarda bene di metterne in agenda il cambiamento.

Questo il panorama che ci sta davanti e sopra a tutto l’incomprensibile posizione delle opposizioni e in primis del PD la di cui timeline risulta oscura… almeno a me. Se l’agenda del Parlamento non la possono determinare le opposizioni è altrettanto vero che le scelte della maggior forza di opposizione non possono essere imputate ad altri.

Le discussioni sull’uovo o la gallina non servono. È inutile affermare che ci vorrebbe una nuova Legge elettorale per formulare un’ipotesi di organigramma e di programma per nuove consultazioni se nessuno vuole cambiarla quella Legge. Sarebbe l’ora di dire basta con questa manfrina della “Legge porcata” e operare per superarla “de facto” con l’unico strumento che lo rende possibile: la consultazione Primaria.

Un processo da iniziare subito, senza aspettare oltre, coinvolgente milioni di elettori a discutere di nomi, ma soprattutto di cose. Poi potremo pure andare a votare con la “porcata”.

Se non si farà allora il dubbio che già oggi serpeggia nelle menti dei più accorti diverrà certezza, ma ci si illude se, al precipitare degli eventi come è già certo avverrà, si potrà ritirare fuori le parole magiche: “non c’è il tempo”. Dal cappello a cilindro di un segretario illuminato potrà pure saltar fuori un novello Calearo, ma a spegnergli l’illuminazione saranno gli elettori.

 

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Padri e Padroni

Ma è solo il teatrino della politica

Una volta lo chiamavano “teatrino della politica” ora ci sguazzano bellamente e calcano quella scena con inarrivabile spregiudicatezza che nemmeno Amintore Fanfani o Ciriaco De Mita.

Ieri in quel di Arcore l’ennesimo faccia a faccia “risolutivo” tra il boss e il Bossi ha portato all’ennesima dichiarazione di intenti e al “cambio di passo” che sempre più fa assomigliare la villa di Arcore al Führerbunker di Berlino e il “cambio di passo” stesso all’arma segreta “fine di mondo”.

Quell’arma segreta da spendere forse come ultima spiaggia sul pratone di Legnano fra qualche giorno per chetare i bollori dei “cornuti” non solo perché figuranti del popolo celtico.

Ma il teatrino a cui si espone la Lega è davvero tanto assurdo da rendere credibile, a questo punto, la veridicità di quelle accuse di una proprietà del movimento e del simbolo dell’eroe da Giussano da parte del boss.

Da giorni anche i grillini sembrano soffrire il “teatrino della politica”… movimento “paraleghista” e, in questo senso, i conti parrebbero tornare.

Come Radio Padania, il blog di Grillo è diventato un tazebao di insulti e osanna al leader, di denunce di censura e di vaffanculo ai denuncianti… qualunque sia l’argomento lanciato (più per giustificare il banner pubblicitario alla base, a questo punto, che per aprire una discussione di merito sull’argomento stesso).

Anche qui le domande sull’unico in Italia sul quale non si può scherzare e prendere per il culo, si intreccia sulla sua titolarità di simbolo e movimento e quanto questo possa coincidere con il concetto di libertà e partecipazione.

Le domande sui Padri si stanno intrecciando, di questi tempi, con quelle sui Padroni… troveranno mai risposta?

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Venghino signori, venghino…

Da “nomadopoli” a “zingaropoli”.

La campagna elettorale leghista e della destra, a partire da Milano, si è tinta dei toni più foschi per parlare a quella pancia della gente che ormai appare, invero, sempre più stanca e agli interessati anche un po’ sempre più vuota a dirla proprio tutta.

Sta facendo scuola il neologismo coniato dal “Senatur” riferito al risultato che sarebbe favorito dalla politica di Pisapia: “Zingaropoli”. Il “leone di Gemonio” non sa, forse, che la sua invocazione preoccupata era un’idea che circolava a Milano “da mò”, direbbero i ragazzi che si “messaggiano” con Twitter e che in fatto di neologismi non son secondi a nessuno. E circolava negli ambienti politici che gli sono affini e con i quali è alleato, non al “Leoncavallo”.

L’On. Ombretta Colli nel lontano 1997 (ben 14 anni fa), nella sua qualità di Assessore ai servizi sociali nella Giunta Albertini proponeva nel suo programma: “Nomadopoli”… o “Zingaropoli”, se preferite.

Per i figli del vento, costruirò Nomadopoli. Bisogna pensare in grande, a Parigi per esempio, dove i nomadi hanno una loro parte della città che rappresenta un’attrattiva per il resto dei cittadini e per i visitatori. Un impegno a cui voglio dedicarmi. Certo non si realizzano queste cose con la bacchetta magica, occorre lavorare seriamente, anche per alcuni anni. Ma bisogna arrivarci. I nomadi sono persone che hanno una loro cultura e una loro caratteristica. Sono diversi? Approfittiamone. Cerchiamo un confronto. Diamo loro la possibilità di esprimersi al meglio in un ambiente civile, con regole da rispettare da tutt’e due le parti. Nomadopoli può diventare una ricchezza della città, addirittura un’attrattiva turistica dove i milanesi possono accorrere per scoprire il fascino di certi loro costumi

Stupefacente è? Ma la destra, si sa, promette molto e poi realizza poco e anche “Zingaropoli”… ops… “Nomadopoli” è finita nel dimenticatorio.

Però, attenzione, al di là dell’ironia che si può fare tra “Nomadopoli” e “Zingaropoli” non sottovalutate l’idea malsana sottesa dalle parole della “Colli 1997 style”. Perché ciò che veicola non è affatto quella dell’integrazione e convivenza che è nello spirito dei democratici. Questa destra è rimasta all’idea del diverso (quando va bene) come fenomeno da baraccone… venghino signori venghino…

Consiglio a tutti un bellissimo film presentato a Venezia l’anno scorso “Venus noire” del regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche.

Storia vera di una povera disgraziata tradotta in Francia come schiava ed esposta come fenomeno da baraccone nei circhi ambulanti come un animale, studiata da “scienziati” e poi introdotta nei salotti “bene” che tanto ricordano quel di Arcore… Immagini di una storia di 200 anni fa che ci riportano ad una attualità e a un disagio verso una destra usurpata da idee ed un’etica quasi medievale e incapace di esprimere, come nel resto dei Paesi civili, un’idea sì conservatrice, ma anche moderna. Insomma un’idea di democrazia.

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Merlo, PD: «Giovanardi ha ragione sul manifesto Ikea»

Merlo, Deputato PD, prende parte con il Sottosegretario Giovanardi alle critiche da questi sollevate per una campagna pubblicitaria IKEA nella quale, proponendo l’immagine di una coppia gay l’azienda si dice “aperta a tutte le famiglie”.

“Un conto è denunciare il fallimento del Governo sulle politiche per la famiglia e per l’infanzia. È appena sufficiente ricordare il pesante taglio deciso dal Governo Berlusconi a favore delle famiglie italiane. Altra cosa, invece, è ricordare e custodire il valore costituzionale della famiglia. Su questo terreno il sottosegretario Giovanardi ha ragione. Senza se e senza ma. E il messaggio pubblicitario dell’Ikea va denunciato. Almeno per chi crede nel valore costituzionale della famiglia”

Famiglia IKEAMa che c’entrano le opinioni di Merlo con Pericle?

Nulla se non che la democrazia garantisce a chiunque di esprimere le proprie opinioni e quindi anche quelle di Merlo (e Giovanardi) sono benvenute.

Ma la democrazia non dovrebbe anche garantire di poter votare e conseguentemente contribuire ad eleggere i propri rappresentanti sulla base della condivisione delle opinioni che questi hanno?

 

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La volontà popolare

Gaber cantava che la libertà non è star sopra ad un albero, libertà è partecipazione. Aveva ragione, ovviamente, partecipare è il sale della democrazia e non c’è libertà se non c’è democrazia.

Dopo averci rimbambito di “volontà popolare” il Partito dell’amore (e il suo tappetino padano) ci sta facendo credere che bisogna riflettere e che la volontà del popolo non deve esprimersi sotto la spinta dell’emotività. Così per il nucleare hanno deciso che no, alla volontà popolare si può soprassedere. Poi accortisi che anche sul diritto di tutti ad usufruire di “sorella acqua” ci poteva essere un sacco di gente “suggestionabile” si decide che, anche lì, meglio un “approfondimento legislativo”.

Invero la verità è che le “suggestioni” possano rendere validi quei referendum con una partecipazione importante e trascinare anche il popolo ad esprimersi su una questioncina risibile, l’affermazione che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Legge. Sostanza del quesito specifico conosciuto come “del legittimo impedimento” che vuole abolire la Legge che consente al Presidente del Consiglio di dire al tribunale che lo dovesse chiamare in giudizio: no, c’ho da fare.

In sostanza, nel momento che finalmente la volontà popolare ha tutta l’intenzione di manifestarsi, una “democrazia senza democrazia” come la definirebbe Massimo Salvadori fa in modo che i contenuti della volontà popolare siano quelli diffusi via etere dalle TV dell’azienda come un jingle dal suono conosciuto: paparappapparappà… pà.

Ma potrebbe anche non andare così discutiamo dello “scippo” qui.

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Perché Pericle

Ho pensato di aprire un blog su NetworkPD nel quale si discutesse di democrazia. Penso che il tema della democrazia sia il più dirimente tra i tanti che potevano essere affrontati in un blog.

Dalla democrazia discende tutto, dalle questioni del lavoro, alla giustizia… al futuro.

In un momento nel quale sosteniamo, anche militarmente, diverse iniziative per il mondo che avrebbero lo scopo di sostenere la democrazia in quei luoghi, non dobbiamo dimenticarci di cos’è la democrazia in senso lato ed anche nel nostro particolare. A 150 anni dall’unità d’Italia e nei festeggiamenti dei moti risorgimentali che hanno significato i primi timidi approcci alla democrazia penso sia doveroso (e utile) parlarne.

Il titolo del blog è un omaggio alla democrazia ateniese e a Pericle che ne è l’esponente forse più illustre. Che ci fa conoscere la democrazia come oggi ce la immaginiamo, ma dalla quale siamo ancora lontani. Tanto lontani da non poterla definire affatto, compiuta.

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